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Scuola Media Statale "Giovanni XXIII" Pietramelara

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La rivoluzione di febbraio

Sin dall'agosto 1916, di fronte alle sconfitte nella I guerra mondiale, il blocco liberale alla duma (l'assemblea legislativa) guidato dal Partito dei Cadetti aveva reclamato un governo che godesse la fiducia della opinione pubblica. Le ingentissime perdite militari (7 milioni tra morti, feriti e prigionieri dall'inizio della guerra) avevano infatti richiesto l'arruolamento di nuovi effettivi, sottraendo uomini alla produzione e provocando una drastica e generalizzata riduzione del tenore di vita. Si moltiplicarono le manifestazioni di protesta popolare, sino allo sciopero generale di Pietrogrado del 10.III (25.II secondo il calendario giuliano ancora in uso in Russia) 1917: i reparti dell'esercito inviati a reprimerlo fecero causa comune con gli scioperanti e conquistarono la fortezza di S. Pietro e Paolo, liberando i detenuti politici. Lo zar Nicola II aggiornò la Duma, che rispose eleggendo un Comitato provvisorio, mentre si costituiva il Soviet (consiglio) degli Operai e dei Soldati di Pietrogrado, espressione diretta delle masse popolari. Soviet e comitato si accordarono per nominare un governo che garantisse le libertà civili e politiche e convocasse un'assemblea costituente: formato il 15.III.1917 e presieduto dal principe G.E. L'vov, fu composto da ministri del Partito dei Cadetti, con l'eccezione del socialista rivoluzionario A. Kerenskij; la sera stessa lo zar Nicola II abdicò. Benché non ufficialmente abolita, da questo momento la monarchia cessò di svolgere un qualsiasi ruolo nelle vicende russe. Numerosi soviet si costituirono in tutto il paese, ponendosi di fatto come potere parallelo rispetto al governo provvisorio. Questa precaria situazione istituzionale rispecchiava la profonda divisione della società russa tra una minoranza agiata, politicamente rappresentata dal moderato e liberale Partito dei Cadetti, e le grandi masse popolari, divise tra le varie correnti del socialismo russo. Mentre il Partito Socialista rivoluzionario, erede delle tradizioni ideali del populismo, godeva di grande seguito tra la popolazione rurale, alla tradizione marxista delle socialdemocrazie europee si richiamavano i bolscevichi e i menscevichi, molto influenti nelle aree urbane e industriali, ma divisi sulle prospettive rivoluzionarie e sul problema del proseguimento della guerra. I menscevichi erano convinti della necessità di una fase democratica borghese come premessa per l'instaurazione del socialismo e vedevano il proseguimento della guerra come mezzo per tutelare la rivoluzione dagli Stati reazionari. 

Il leader dei bolscevichi, N. Lenin , invece, tornato in Russia dal suo esilio svizzero (16.IV.1917), propugnò nelle sue Tesi d'aprile la cessazione immediata del conflitto, la nazionalizzazione delle banche e della terra e il passaggio di tutto il potere ai soviet.

 

I governi provvisori

Tra marzo e ottobre 1917 si succedettero tre governi provvisori (presieduti il primo da L'vov e gli altri due da Kerenskij), con la partecipazione di cadetti, menscevichi e socialrivoluzionari. Ogni potere costituito risultava comunque messo in discussione: nelle campagne i contadini si impadronivano delle terre dei grandi proprietari; nell'esercito soviet di soldati si contrapponevano all'autorità degli ufficiali, ostacolando la continuazione dell'attività bellica; gli operai richiedevano il controllo sulla produzione industriale; infine Polonia, Finlandia, Ucraina, Lettonia, Estonia e Bielorussia rivendicavano l'indipendenza. I bolscevichi fecero proprie queste rivendicazioni, spingendo verso una radicalizzazione della crisi. Il sanguinoso fallimento di un'offensiva generale dell'esercito voluta da Kerenskij provocò un'insurrezione a Pietrogrado (VII), per la quale Kerenskij accusò i bolscevichi di agire al soldo dei tedeschi e li pose fuori legge, costringendo Lenin a rifugiarsi in Finlandia. Quando però le forze controrivoluzionarie trovarono un punto di riferimento nel comandante supremo dell'esercito, generale L. Kornilov, Kerenskij dovette fare appello proprio ai soviet controllati dai bolscevichi per fermare il generale, in marcia su Pietrogrado con le sue truppe (IX).

 

La rivoluzione d'ottobre

Forte del ruolo dei bolscevichi nella sconfitta di Kornilov e di fronte alla debolezza del governo provvisorio, Lenin, rientrato dalla Finlandia, convinse i bolscevichi a preparare l'insurrezione armata per conquistare il potere. Furono formati un ufficio politico e un Comitato Militare Rivoluzionario capeggiato da L. Trotzkij, che fissarono l'insurrezione per il 7.XI.1917 (25.X secondo il calendario giuliano). I bolscevichi presero possesso dei punti strategici di Pietrogrado quasi senza spargimento di sangue; fu assaltato il Palazzo d'Inverno, sede del governo provvisorio, i cui membri, salvo Kerenskij che riuscì a fuggire, furono arrestati. L'8.XI il II congresso panrusso dei soviet, a maggioranza bolscevica, proclamava la repubblica sovietica, governata da un consiglio dei commissari del popolo. I primi decreti riguardarono l'abolizione della proprietà privata delle terre e la loro distribuzione ai contadini, la smobilitazione dell'esercito, l'apertura di trattative di pace con la Germania (che fu firmata il 3.III.1918 a Brest-Litovsk), il controllo operaio sulle fabbriche e la nazionalizzazione delle banche, mentre il Partito dei Cadetti fu messo fuori legge. Sciolta alla prima riunione (18.I.1918) l'Assemblea Costituente, eletta prima dell'insurrezione dell'ottobre e in cui i bolscevichi erano in minoranza, la capitale fu trasferita a Mosca (28.II.1918) e il 9.VII il V congresso panrusso dei soviet proclamò la costituzione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. La guerra civile contro le forze controrivoluzionarie sarebbe durata fino al 1922, ma erano state così gettate le fondamenta dell'URSS.

 

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